Che giorno e’ oggi?
Il giorno del ricordo e’ stato istituito con la legge n.92 del 30 marzo
2004 in memoria del genocidio commesso dagli jugoslavi e dell’esodo
giuliano-dalmazio.
La ‘foiba’ e’ una cavita’ carsica, solitamente di origine naturale
(grotte), con ingresso a strapiombo.
Sono diffuse soprattutto nella provincia di Trieste, nelle zone della
Slovenia, dell’Istria e della Dalmazia.
Con l’annessione degli anni ’20 al Regno d’Italia di Gorizia, Trieste,
Istria e Zara, territori che includevano forti minoranze slovene e croate,
lo Stato italiano, in un primo tempo espresse l’intenzione di rispettare le
minoranze etniche, ma questa volontà si scontrò ben presto con il
nascente fascismo. Fu infatti varata in tutta Italia una politica di
assimilazione delle minoranze etniche e nazionali, che prevedeva
l’italianizzazione di nomi, cognomi e toponomastica, la chiusura delle
scuole slovene e croate, gli insegnanti licenziati o costretti ad emigrare,
il divieto dell’uso della lingua straniera in pubblico. Un programma di
distruzione integrale dell’identita’ jugaslava e croata, testimoniato anche
dalle parole di Mussolini:
« Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava non si
deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. […] I
confini dell’Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io
credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani »
(Benito Mussolini, discorso tenuto a Pola il 24 settembre 1920)
CRIMINI DEL FASCISMO: IL MASSACRO DEGLI SLAVI
Le politiche fasciste determinarono la fuga di gran parte delle minoranze
dalla Venezia Giulia ma, soprattutto, il consolidamento di un fortissimo
sentimento antitaliano e l’insorgere di un movimento di resistenza, che
provocò la nascita di una violenta repressione da parte del regime
fascista.
Per reprimere la guerriglia furono istituiti campi di concentramento in cui
furono reclusi elementi slavi giudicati "sediziosi". Tra questi si
ricordano quelli di Arbe e di Gonars.
Alcuni campi, furono quindi creati anche in Italia. Vogliamo porre
attenzione proprio su uno di questi, creato a pochi chilometri da Sora: "Le
Fraschette", Alatri (FR).
Nell’aprile 2002, la Biblioteca Comunale di Alatri organizzava un convegno
dal titolo: "Dossier Fraschette 1942-2002", con lo scopo di interrompere la
congiura del silenzio in corso sull’argomento.
Con la consultazione dei registri di morte, si nota che l’elenco e’
lunghissimo. Morivano in percentuale il 95% degli internati slavi, quasi
ogni giorno, da 2 mesi a 89 anni di eta’.
Nel luglio ’43 su 1162 slavi presenti nel campo, circa 500 erano bambini,
quasi tutti orfani. I detenuti erano civili, familiari di "ribelli slavi"
tenuti in ostaggio per convincere i partigiani a rinunciare alle loro
attivita’ in cambio del ritorno a casa degli internati.
Le dimissioni di Mussolini del 25 luglio del ’43, non modificarono la
situazione del campo, che, anzi, arrivo’ ad un numero di 4500 prigionieri.
Il campo di concentramento "Le Fraschette" presentava varie deficienze
costruttive, organizzative e funzionali, testimoniate anche da un’ispezione
dello stesso Prefetto di Frosinone nel 1943.
Le condizioni di vita erano pessime, come testimonia una sopravvissuta,
Milena Gziak, arrestata a soli 13 anni:
"Il campo di Fraschette era collocato in una conca disabitata, circondata
da monti. Eravamo quasi solo donne. Il vitto era impossibile: un mestolo di
brodaglia e un etto di pane al giorno. Sporcizia rivoltante nei luoghi dove
il cibo veniva preparato. Spaventose soprattutto le condizioni delle croate
e delle greche, tanto da essere costrette ad aggirarsi attorno ai bidoni
della spazzatura onde recuperare bucce di patate e qualche altro scarto".
LE PRIME FOIBE DEL 1943
Con l’armistizio tra Italia e Alleati dell’8 settembre 1943, e con il
conseguente "distacco" dell’Istria dall’Italia e l’annessione alla
Jugoslavia, iniziano i primi fenomeni di ‘Foibe’.
In Dalmazia, il 10 settembre, mentre Zara veniva presidiata dai tedeschi, a
Spalato ed in altri centri entravano i partigiani. Vi rimasero sino al 26
settembre, sostenendo una battaglia difensiva per impedire la presa della
città da parte dei tedeschi. Mentre si svolgevano quei 16 giorni di lotta,
i partigiani soppressero 134 italiani, compresi agenti di pubblica
sicurezza, carabinieri, guardie carcerarie ed alcuni civili.
Nei mesi successivi, ci furono nuove ondate di violenze di matrice
nazi-fascista, per rioccupare l’Istria. I nazisti guidati dai fascisti,
misero a ferro e fuoco l’Istria, incendiando decine di villaggi, uccidendo
3000 partigiani e deportando nei campi in Germania circa 10000 persone.
FOIBE MAGGIO-GIUGNO 1945: MASSACRO DI FASCISTI, ANTIFASCISTI E OPPOSITORI
POLITICI
Tra marzo e aprile del ’45, alleati e jugoslavi si impegnarono nella corsa
per arrivare primi a Trieste. Vinse la IX armata di Tito che entrò in
città il 1° maggio alle 9.30. Gli ordini di Tito e del suo Ministro degli
Esteri non si prestavano ad equivoci:
«Epurare subito», «Punire con severità tutti i fomentatori dello
sciovinismo e dell’odio nazionale».
Segui’ l’arresto di molte migliaia di persone, in larga maggioranza
italiane, ma anche slovene contrarie al progetto politico comunista
jugoslavo.
Le autorità militari avevano il mandato di ristabilire la legittimità
della nuova situazione creatasi con operazioni militari di occupazione.
L’OZNA, la polizia segreta jugoslava, invece, operava nella più totale
autonomia. Il compito della stessa era quello di arrestare i componenti del
CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) e delle altre organizzazioni
antifasciste italiane nonché tutti coloro che avrebbero potuto opporsi
alla futura annessione della Venezia Giulia alla Jugoslavia, rivendicando
l’appartenenza della stessa all’Italia.
I condannati furono scaraventati nelle foibe o nelle miniere di bauxite,
alcuni mentre erano ancora in vita.
La maggior parte delle vittime, date per infoibate, sono state inviate nei
campi di concentramento jugoslavi (tra i quali va
ricordato quello di Borovnica), dove molte furono uccise o morirono di stenti
o malattia. Tra i caduti figurano parte dell’alta dirigenza italiana
contraria sia al comunismo, sia al fascismo (tra cui compaiono numerosi capi
di organizzazioni partigiane anti-fasciste), membri del Partito nazionale
fascista, ufficiali e funzionari pubblici, sloveni e croati anti-comunisti,
collaboratori e nazionalisti radicali e semplici cittadini.
A Gorizia e Trieste (occupate dal 1° maggio), i massacri cessarono con
l’arrivo degli alleati il 12 giugno.
Con il trattato di Pace firmato a Parigi il 10 febbraio 1947, tra la
Repubblica Italiana e le potenze vincitrici, si mise formalmente fine alle
ostilita’. I territori appartenenti all’Italia, quali le isole adriatiche di
Cherso, Lussino, Lagosta e Pelagosa, dell’Istria a sud del fiume Quieto, e
della città di Fiume, e quella che è attualmente la parte occidentale della
Slovenia, vennero ceduti alla Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia.
Nel dopoguerra, non furono mai effettuate stime scientifiche del
numero delle vittime; gli studi effettuati valutano in un numero compreso tra
le 5.000 e le 11.000.
Il massacro delle foibe va inserito nel periodo storico (svoltosi fra il
Congresso di Vienna e la Seconda guerra mondiale), noto come l’ ”epoca dei
nazionalismi”.
Nel corso di tale periodo furono innumerevoli le minoranze etniche a essere
distrutte: una tragedia che coinvolse decine di milioni di europei,
provocando milioni di vittime.
La Rete Antifascista Autorganizzata cerca, in maniera critica, di ricordare
tutte quelle vicende che portarono al compimento di deportazioni, esecuzioni
sommarie, atrocita’ che macchiarono, e macchiano, indelebilmente la storia.
Oggi piu’ che mai, abbiamo l’obbligo di capire TUTTE le colpe, senza
falsificazioni e mistificazioni, per una vera memoria critica.
La storia non puo’ essere riscritta ed e’ bene che se ne parli a 360 gradi.
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fonti
http://it.wikipedia.org/wiki/Foibe
http://it.wikipedia.org/wiki/Fraschette
http://www.nuovaalabarda.org/dossier/il_campo_di_internamento_di_alatri.pdf
http://it.wikipedia.org/wiki/Trattato_di_pace_con_l%27Italia_(1947)
