…Angels are dreaming of you…

COTTON CROWN 

Love has come to stay in all the way
Its gonna stay forever and every day
It feels like a wish coming true
It feels like an angel dreaming of you
Feels like heaven forgiving and getting
Feels like we’re fading and celebrating
You got a carnal spirit spraying
I’m gonna laugh it up
You got a cotton crown I’m gonna keep it underground
You’re gonna take control of the chemistry
And you’re gonna manifest the mystery
You got a magic wheel in your memory
I’m wasted in time and I’m looking everywhere
I don’t care where
I don’t care where
Angels are dreaming of you
Angels are dreaming of you
Angels are dreaming of you
Angels are dreaming of you

New York City is forever kitty
I’m wasted in time and you’re never ready
Fading fading celebrating
I got your cotton crown
I got your cotton crown
I got your cotton crown
I got your cotton crown
I got your cotton crown
I got it

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Il vero Ricordo è ricordare tutto!!!

 
 
10 febbraio 2009

Che giorno e’ oggi?

Il giorno del ricordo e’ stato istituito con la legge n.92 del 30 marzo
2004 in memoria del genocidio commesso dagli jugoslavi e dell’esodo
giuliano-dalmazio.

La ‘foiba’ e’ una cavita’ carsica, solitamente di origine naturale
(grotte), con ingresso a strapiombo.
Sono diffuse soprattutto nella provincia di Trieste, nelle zone della
Slovenia, dell’Istria e della Dalmazia.

Con l’annessione degli anni ’20 al Regno d’Italia di Gorizia, Trieste,
Istria e Zara, territori che includevano forti minoranze slovene e croate,
lo Stato italiano, in un primo tempo espresse l’intenzione di rispettare le
minoranze etniche, ma questa volontà si scontrò ben presto con il
nascente fascismo. Fu infatti varata in tutta Italia una politica di
assimilazione delle minoranze etniche e nazionali, che prevedeva
l’italianizzazione di nomi, cognomi e toponomastica, la chiusura delle
scuole slovene e croate, gli insegnanti licenziati o costretti ad emigrare,
il divieto dell’uso della lingua straniera in pubblico. Un programma di
distruzione integrale dell’identita’ jugaslava e croata, testimoniato anche
dalle parole di Mussolini:

        « Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava non si
deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. […] I
confini dell’Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io
credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani »
        (Benito Mussolini, discorso tenuto a Pola il 24 settembre 1920)

CRIMINI DEL FASCISMO: IL MASSACRO DEGLI SLAVI

Le politiche fasciste determinarono la fuga di gran parte delle minoranze
dalla Venezia Giulia ma, soprattutto, il consolidamento di un fortissimo
sentimento antitaliano e l’insorgere di un movimento di resistenza, che
provocò la nascita di una violenta repressione da parte del regime
fascista.
Per reprimere la guerriglia furono istituiti campi di concentramento in cui
furono reclusi elementi slavi giudicati "sediziosi". Tra questi si
ricordano quelli di Arbe e di Gonars.
Alcuni campi, furono quindi creati anche in Italia. Vogliamo porre
attenzione proprio su uno di questi, creato a pochi chilometri da Sora: "Le
Fraschette", Alatri (FR).

Nell’aprile 2002, la Biblioteca Comunale di Alatri organizzava un convegno
dal titolo: "Dossier Fraschette 1942-2002", con lo scopo di interrompere la
congiura del silenzio in corso sull’argomento.
Con la consultazione dei registri di morte, si nota che l’elenco e’
lunghissimo. Morivano in percentuale il 95% degli internati slavi, quasi
ogni giorno, da 2 mesi a 89 anni di eta’.
Nel luglio ’43 su 1162 slavi presenti nel campo, circa 500 erano bambini,
quasi tutti orfani. I detenuti erano civili, familiari di "ribelli slavi"
tenuti in ostaggio per convincere i partigiani a rinunciare alle loro
attivita’ in cambio del ritorno a casa degli internati.
Le dimissioni di Mussolini del 25 luglio del ’43, non modificarono la
situazione del campo, che, anzi, arrivo’ ad un numero di 4500 prigionieri.
Il campo di concentramento "Le Fraschette" presentava varie deficienze
costruttive, organizzative e funzionali, testimoniate anche da un’ispezione
dello stesso Prefetto di Frosinone nel 1943.
Le condizioni di vita erano pessime, come testimonia una sopravvissuta,
Milena Gziak, arrestata a soli 13 anni:
"Il campo di Fraschette era collocato in una conca disabitata, circondata
da monti. Eravamo quasi solo donne. Il vitto era impossibile: un mestolo di
brodaglia e un etto di pane al giorno. Sporcizia rivoltante nei luoghi dove
il cibo veniva preparato. Spaventose soprattutto le condizioni delle croate
e delle greche, tanto da essere costrette ad aggirarsi attorno ai bidoni
della spazzatura onde recuperare bucce di patate e qualche altro scarto".

LE PRIME FOIBE DEL 1943

Con l’armistizio tra Italia e Alleati dell’8 settembre 1943, e con il
conseguente "distacco" dell’Istria dall’Italia e l’annessione alla
Jugoslavia, iniziano i primi fenomeni di ‘Foibe’.
In Dalmazia, il 10 settembre, mentre Zara veniva presidiata dai tedeschi, a
Spalato ed in altri centri entravano i partigiani. Vi rimasero sino al 26
settembre, sostenendo una battaglia difensiva per impedire la presa della
città da parte dei tedeschi. Mentre si svolgevano quei 16 giorni di lotta,
i partigiani soppressero 134 italiani, compresi agenti di pubblica
sicurezza, carabinieri, guardie carcerarie ed alcuni civili.
Nei mesi successivi, ci furono nuove ondate di violenze di matrice
nazi-fascista, per rioccupare l’Istria. I nazisti guidati dai fascisti,
misero a ferro e fuoco l’Istria, incendiando decine di villaggi, uccidendo
3000 partigiani e deportando nei campi in Germania circa 10000 persone.

FOIBE MAGGIO-GIUGNO 1945: MASSACRO DI FASCISTI, ANTIFASCISTI E OPPOSITORI
POLITICI

Tra marzo e aprile del ’45, alleati e jugoslavi si impegnarono nella corsa
per arrivare primi a Trieste. Vinse la IX armata di Tito che entrò in
città il 1° maggio alle 9.30. Gli ordini di Tito e del suo Ministro degli
Esteri non si prestavano ad equivoci:

        «Epurare subito», «Punire con severità tutti i fomentatori dello
        sciovinismo e dell’odio nazionale».

Segui’ l’arresto di molte migliaia di persone, in larga maggioranza
italiane, ma anche slovene contrarie al progetto politico comunista
jugoslavo.
Le autorità militari avevano il mandato di ristabilire la legittimità
della nuova situazione creatasi con operazioni militari di occupazione.
L’OZNA, la polizia segreta jugoslava, invece, operava nella più totale
autonomia. Il compito della stessa era quello di arrestare i componenti del
CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) e delle altre organizzazioni
antifasciste italiane nonché tutti coloro che avrebbero potuto opporsi
alla futura annessione della Venezia Giulia alla Jugoslavia, rivendicando
l’appartenenza della stessa all’Italia.

I condannati furono scaraventati nelle foibe o nelle miniere di bauxite,
alcuni mentre erano ancora in vita.
La maggior parte delle vittime, date per infoibate, sono state inviate nei
campi di concentramento jugoslavi  (tra i quali va
ricordato quello di Borovnica), dove molte furono uccise o morirono di stenti
o malattia. Tra i caduti figurano parte dell’alta dirigenza italiana
contraria sia al comunismo, sia al fascismo (tra cui compaiono numerosi capi
di organizzazioni partigiane anti-fasciste), membri del Partito nazionale
fascista, ufficiali e funzionari pubblici, sloveni e croati anti-comunisti,
collaboratori e nazionalisti radicali e semplici cittadini.

A Gorizia e Trieste (occupate dal 1° maggio), i massacri cessarono con
l’arrivo degli alleati il 12 giugno.

Con il trattato di Pace firmato a Parigi il 10 febbraio 1947, tra la
Repubblica Italiana e le potenze vincitrici, si mise formalmente fine alle
ostilita’. I territori appartenenti all’Italia, quali le isole adriatiche di
Cherso, Lussino, Lagosta e Pelagosa, dell’Istria a sud del fiume Quieto, e
della città di Fiume, e quella che è attualmente la parte occidentale della
Slovenia, vennero ceduti alla Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia.

Nel dopoguerra, non furono mai effettuate stime scientifiche del
numero delle vittime; gli studi effettuati valutano in un numero compreso tra
le 5.000 e le 11.000.

Il massacro delle foibe va inserito nel periodo storico (svoltosi fra il
Congresso di Vienna e la Seconda guerra mondiale), noto come l’ ”epoca dei
nazionalismi”.
Nel corso di tale periodo furono innumerevoli le minoranze etniche a essere
distrutte: una tragedia che coinvolse decine di milioni di europei,
provocando milioni di vittime.

La Rete Antifascista Autorganizzata cerca, in maniera critica, di ricordare
tutte quelle vicende che portarono al compimento di deportazioni, esecuzioni
sommarie, atrocita’ che macchiarono, e macchiano, indelebilmente la storia.
Oggi piu’ che mai, abbiamo l’obbligo di capire TUTTE le colpe, senza
falsificazioni e mistificazioni, per una vera memoria critica.
La storia non puo’ essere riscritta ed e’ bene che se ne parli a 360 gradi.

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fonti
http://it.wikipedia.org/wiki/Foibe
http://it.wikipedia.org/wiki/Fraschette
http://www.nuovaalabarda.org/dossier/il_campo_di_internamento_di_alatri.pdf
http://it.wikipedia.org/wiki/Trattato_di_pace_con_l%27Italia_(1947)

 
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LA MEMORIA E’ UN INGRANAGGIO COLLETTIVO
 
 
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30 anni dall’assassinio di Pier Paolo Pasolini

Sono passati 30 anni dal violento assassinio di Pier Paolo Pasolini.

A trent’anni dal suo vile assassinio, non si sa ancora chi furono i mandanti e gli esecutori  reali.

Tutto e’ stato coperto a dovere, tutta la messa in scena e le coperture mediatiche e legali hanno

funzionato. Quelle persone hanno ucciso uno dei piu’ grandi uomini di cultura del ‘900, hanno

fermato un personaggio scomodo, hanno tolto al mondo la possibilita’ di vedere, leggere e

ascoltare le sue future opere. Chi ci ha perso, siamo tutti noi.

 

[…]

L’intelligenza non avrà
mai peso, mai

nel giudizio di questa pubblica
opinione.


Neppure sul sangue dei lager,
tu otterrai

da uno dei milioni d’anime
della nostra nazione,


un giudizio netto, interamente
indignato:


irreale è ogni idea,
irreale ogni passione,

di questo popolo ormai dissociato

da secoli, la cui soave
saggezza


gli serve a vivere, non
l’ha mai liberato.

Mostrare la mia faccia, la
mia magrezza –


alzare la mia sola puerile
voce –


non ha più senso:
la viltà avvezza

a vedere morire nel modo
più atroce 


gli altri, nella più
strana indifferenza.


Io muoio, ed anche questo
mi nuoce.

[…]

(Da: "La Guinea", Poesia
in forma di rosa
, in "Bestemmia", volume primo, Garzanti, Milano 1993)

 

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Sventato attentato fascista al Loa Acrobax

Ricevo questo comunicato, lo diffondo e mi preoccupo sempre di piu’

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C’è chi sgombera e chi mette le bombe!
Sventato attentato fascista al Loa Acrobax

Siamo a ridosso di un’appuntamento importante per la città di Roma, la
 manifestazione del 14 giugno indetta dai movimenti di lotta per la casa,
 dagli spazi occupati e autogestiti, dalle comunità migranti, dagli studenti
 e dalle studentesse, dai precari di questa città. Una manifestazione che ha
 vissuto già in alcune zone della città la sua preparazione, con iniziative,
 dibattiti, assemblee in piazza. Una manifestazione che rivendica diritti per
 tutti, che si oppone alla cementificazione selvaggia di questa città, che
 vuole rispondere con forza all’enorme precarizzazione dettata dai sindaci
 manager di destra o del PD. Siamo a ridosso di una giornata di ripresa di
 parola dell’altra città, che prima di tutto dice con forza che nessuno
 sgombero, di case occupate o centri sociali, sarà permesso. Sarà proprio per
 questo, che mentre Alemanno, il neosindaco, lancia anatemi contro occupanti
 di casa, migranti e centri sociali annunciando sgomberi e legalità, più
 sicurezza e meno diritti, i fascisti, quelli di sempre, il braccio armato
 dei poteri forti, i mercenari dei potenti, tentano di far rumore a suon di
 bombe.

E’ cosi che alle 2.30 del mattino del 13 giugno, un gruppetto di fascisti ha
 tentato di piazzare un ordigno esplosivo ad alto potenziale davanti
 l’entrata del LOA Acrobax. Arrivati nel parcheggio adiacente si sono diretti
 verso il cancello dell’entrata tentando di posizionare l’ordigno esplosivo
 mentre altre due macchine facevano da copertura. Poco prima c’era stata una
 iniziativa di preparazione e informazione sul corteo del 14 giugno e di
 sostegno a "city of god" un free press curato da alcuni precari della città.
 Dal tetto del Loa Acrobax, sempre presidiato da quando i fascisti hanno
 ucciso Renato Biagetti a Focene, i compagni prontamente hanno reagito, cosi
 da far fuggire i fascisti che hanno fatto esplodere l’ordigno a qualche
 centinaio di metri di distanza. Il Loa Acrobax è uno spazio socio-abitativo
 e subito tutti i compagni sono accorsi notando per lo più la presenza di
 alcune volanti della polizia poco distanti.

Questo atto infame, che poteva avere conseguenze tragiche, si inserisce
 dentro quel clima di svolta autoritaria e securitaria che pervade il paese e
 che vede i fascisti assumere il ruolo di sempre, quello di braccio armato al
 soldo dei potenti. Il tentativo di far esplodere una bomba all’ingresso del
 Loa Acrobax, per lo più subito dopo una iniziativa a cui erano presenti
 centinaia di persone e di preparazione al corteo del 14 giugno, voleva
 essere un messaggio a quella città che lotta, che difende il diritto alla
 casa, al reddito, per i diritti sul lavoro, contro le morti da sfruttamento.
 Voleva essere un segnale a tutta quella città che sabato 14 sarà in piazza e
 che urlerà con forza che ne gli sgomberi di Alemanno, ne le bombe dei
 noefascisti potranno cambiare la nostra voglia di lottare. Voleva essere un
 segnale contro chi in questi anni ha costruito un senso comune di lotta al
 neofascismo a partire dalla denuncia dell’equidistanza che vuole "rossi" e
 "neri" comparati sullo stesso piano. Lo diciamo con forza ancora una volta,
 cosi come lo gridammo quando Renato fu ucciso da due giovani fascisti a
 Focene che: l’antifascismo non si processa, torturatori e liberatori non
 saranno mai sullo stesso piano! E lo diciamo con ancora più forza oggi dopo
 il tentativo di assalto all’università La Sapienza e dopo il vile tentativo
 di strage di questa notte che solo la prontezza e la continua viglianza del
 territorio da parte dei compagni ha evitato mettendo in fuga i fascisti.

Per questo riteniamo ancora più convintamente,invitando tutti e tutte,
 necessario partecipare alla manifestazione del 14 giugno. Diciamo con forza
 che la direzione presa da questo sindaco, ammantato di legalità, che parla
 di sgomebri non ci spaventa. Con altrettanta forza diciamo che non ci
 spaventa meno che mai chi tenta di mettere le bombe.

Denunciamo con forza il vile tentativo di attentato contro il Loa Acrobax.
Cosi come già successo a Casal Bertone, quando i neofascisti di Fiamma
 Tricolore furono respinti da un tentativo di assalto alle case occupate, il
 13 giugno al Loa Acrobax abbiamo rivisto la capacità cento metrista dei
 seguaci del libro e moschetto e dello stragista perfetto.

Oggi come allora: i fascisti non passeranno!

Loa Acrobax

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11 Maggio un giorno da ricordare

L’11 Maggio del 1944 venne fucilato dalle squadracce nazi-fasciste

Giuseppe Testa , a pochi giorni dal suo ventesimo compleanno.

Purtroppo questa vicenda, come tante altre, e’ stata quasi completamente

cancellata dalla memoria storica della nostra terra.

Oggi piu’ che mai, bisogna ricordare alle nuove generazioni, gli orrori e la miseria

del nazi-fascismo.

IERI OGGI E SEMPRE ANTIFASCISTI 

GRAZIE PEPPINO!!! 

Giuseppe Testa

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Ratti Neri – Dossier Estrema Destra Italiana

 

 

 

 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

Ho finito di leggere un bel dossier sull’estrema destra italiana.

Il dossier parla di tutti i partiti di estrema destra a livello nazionale e poi

affronta la situazione di Brescia e dintorni, descrivendo legami, associazioni,

circoli e quant’altro possa essere ricondotto ai ‘Ratti Neri’.

Potete scaricarlo da qui:

www.osservatoriodemocratico.org

Buona Lettura 

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pnac e il nuovo secolo americano

Documentario presentato alla 31 Mostra Internazionale del Cinema di San Paulo, Brasile, il 26/29 Ottobre 2007.

L’ho visto un po’ di tempo fa, ora mi e’ ripassato sotto le mani e lo segnalo.

Potete scaricarlo/strimmarlo dal sito di arcoiris: 

http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Search&testo=Il+Nuovo+Secolo+Americano&tipo=testo 

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Merdalunga

Riporto una notizia di un altro blog (nero.noblogs.org) perche’ la cosa e’ veramente scandalosa:

 

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Ripubblico un articolo che ho appena postato su precaria.org. Ne approfitto per consigliare a tutti di tenere d’occhio il sito in questione, perché tutta una rete di precari e attivisti sta puntando a farlo diventare una buona fonte di informazione alternativa selezionata, spigliata e aggiornata, o come dice frenchi popolare e sofisticata. Se avete voglia di partecipare, non dovete fare altro che iniziare a pubblicare le cose nella zona OP e poi piano piano costruire una relazione con la rete che vuole essere la protagonista del sito. Un esperimento interessante per rompere il cerchio, vediamo dove va.

L’Esselunga torna al Secolo Scorso

Il 2 febbraio 2008 una cassiera dell’Esselunga di via Papiniano è costretta a rimanere alla cassa in attesa di un cambio di turno nonostante un impellente bisogno di andare al bagno, fino a quando, umiliata, non può fare altro che pisciarsi addosso. Dopo questo episodio, la cassiera denuncia quanto avvenuto, ma a parte gli articoli di colore, nessuno si preoccupa. Tranne i suoi datori di lavoro, che il 28 febbraio pomeriggio hanno pensato bene di mandarle un messaggio inequivocabile: un energumeno l’ha aspettata nello spogliatoio del personale, le ha messo un bavaglio in bocca, picchiandola e intimandole che "aveva parlato troppo". Sabato 1 marzo duecento persone hanno manifestato di fronte al supermercato dove lavora la donna, ma solo due delle novanta colleghe hanno partecipato allo sciopero indetto dai confederali (fonte: Repubblica). Chi ha aspettato fino ad ora per preoccuparsi, è bene che cambi idea in fretta.

Che i supermercati Esselunga non fossero un paradiso si sa da tempo. Che il loro proprietario, il prode e littorio Caprotti non fosse proprio un libertario anche questo è cosa nota, nonostante le arie da liberale tradito che ha cercato di darsi pubblicando un libello contro le Coop (che per carità nessuno vuole difendere, ci mancherebbe). Ma quello che sta accadendo nel supermercato di via Papiniano a Milano ha dell’incredibile, e solo un cieco potrebbe fare finta di non vedere i prodromi di un rigurgito di metodi e pratiche che tutti speravamo appartenere al passato.

Il supermercato di via Papiniano è situato giusto di fianco al carcere milanese di San Vittore, in una zona popolare tuttosommato abbastanza vicino al centro. E’ una sede abbastanza grande, già presa di mira in almeno un paio di occasioni durante la mayday del 2004 da iniziative legate alla campagna "Picchetta una Catena" – che si proponevano alle grandi catene di tenere chiuso in maniera sensibile il primo maggio, festa dei lavoratori – e da azioni successive di sensibilizzazione e di protesta per le condizioni di lavoro.

All’inizio del mese di febbraio le cronache milanesi – che certamente questo non è argomento da prime pagine, non certo come le parolacce di Pippo Baudo – hanno riportato un episodio che già in sé avrebbe meritato di destare preoccupazione: una cassiera ha chiesto ripetutamente un cambio volante per poter andare in bagno; il cambio le è stato negato fino a quando la povera donna ha dovuto pisciarsi sotto, scoppiando in lacrime per l’umiliazione. Usiamo le parole per quello che sono: non si è "orinata addosso", non ha "perso il controllo dei propri organi escretori". Si è pisciata addosso. A 44 anni. Per non fare perdere tempo e denaro all’azienda. Vi viene da vomitare? Anche a noi.

La donna coraggiosamente ha denunciato l’episodio, e si è presa dieci giorni di malattia perché stava male. E sfiderei chiunque a saper affrontare una umiliazione simile senza sentirsi male. Al suo ritorno al supermercato qualcuno deve aver pensato che era necessaria una bella lezione: altrimenti poi questi dipendenti si montano la testa, no? Il 28 febbraio 2007 la donna si è recata come al solito nello spogliatoio del personale per cambiarsi a fine turno prima di andare a casa. prendere delle monete per la macchinetta del caffé. Mentre era nello spogliatoio è stata aggredita alle spalle da un uomo, che le ha messo uno straccio in bocca per impedirle di gridare, le ha sbattuto la testa contro l’armadietto e l’ha fatta svenire. Le parole che hanno accompagnato l’aggressione non lasciano dubbi: "hai parlato troppo!"

L’episodio è avvenuto all’interno del supermercato, e quindi ad opera di qualcuno che non può non essere stato tollerato – e a pensare male si fa peccato ma ci si azzecca sempre, quindi noi diciamo inviato – dalla direzione del supermercato stesso. Dopo l’episodio i funzionari della Esselunga hanno parlato di "incidente", non hanno avvisato la polizia, né denunciato l’accaduto, e ovviamente hanno ripulito per bene lo spogliatoio, in modo da rendere adeguatamente impunibile il responsabile.

I sindacati hanno indetto per il 1 marzo uno sciopero di tutte le Esselunga di Milano, e davanti al supermercato di via Papiniano si sono radunate nella giornata di sabato duecento persone, anche se solo due delle novanta colleghe della vittima hanno partecipato allo sciopero (fonte: un’articolo su La Repubblica, nella cronaca milanese). Il prossimo appuntamento è un volantinaggio martedì 4 marzo davanti agli esercizi commerciali della catena. Quando il 31 ottobre 2004 qualcuno si presentò a un’altra Esselunga con uno striscione che recitava Tutti Santi (i lavoratori) Tutti Stronzi (i proprietari delle catene) non andava lontano dalla verità: fossero solo stronzi ci consoleremmo. Il problema è che inizia a respirarsi una brutta aria, come non si respirava da tempo in territorio italiano, e sembra che prenderne atto sia molto difficile, o forse solo scomodo per chi crede che la propria vita sia agiata e priva di complicazioni.

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Basta con la mattanza degli agnelli

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16 Marzo 2003 – 16 Marzo 2008

DAX

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