30 anni dall’assassinio di Pier Paolo Pasolini

Sono passati 30 anni dal violento assassinio di Pier Paolo Pasolini.

A trent’anni dal suo vile assassinio, non si sa ancora chi furono i mandanti e gli esecutori  reali.

Tutto e’ stato coperto a dovere, tutta la messa in scena e le coperture mediatiche e legali hanno

funzionato. Quelle persone hanno ucciso uno dei piu’ grandi uomini di cultura del ‘900, hanno

fermato un personaggio scomodo, hanno tolto al mondo la possibilita’ di vedere, leggere e

ascoltare le sue future opere. Chi ci ha perso, siamo tutti noi.

 

[…]

L’intelligenza non avrà
mai peso, mai

nel giudizio di questa pubblica
opinione.


Neppure sul sangue dei lager,
tu otterrai

da uno dei milioni d’anime
della nostra nazione,


un giudizio netto, interamente
indignato:


irreale è ogni idea,
irreale ogni passione,

di questo popolo ormai dissociato

da secoli, la cui soave
saggezza


gli serve a vivere, non
l’ha mai liberato.

Mostrare la mia faccia, la
mia magrezza –


alzare la mia sola puerile
voce –


non ha più senso:
la viltà avvezza

a vedere morire nel modo
più atroce 


gli altri, nella più
strana indifferenza.


Io muoio, ed anche questo
mi nuoce.

[…]

(Da: "La Guinea", Poesia
in forma di rosa
, in "Bestemmia", volume primo, Garzanti, Milano 1993)

 

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